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“Nessun essere umano che sia nato dopo il 1970 trova particolarmente inquietante o in qualche modo negativa la tendenza alla promiscuità dei genitori. Capita. Voglio dire: capita che ci si sposi e ci si stanchi, che ci si stanchi di sposarsi, che ci si accorga di aver sbagliato sposo e se ne sposi un altro. Siamo noi che non possiamo sceglierci loro, i nostri padri e le nostre madri, ma loro, fra loro, possono scegliersi e quindi licenziarsi vicendevolmente, scegliere da un’altra parte, e così via.”
Lidia Ravera

 

Due sorelle adolescenti, Angelica e Carlotta, vengono separate dal divorzio dei genitori. Una con la madre, l’altra con il padre in un’altra città. Si mancano, si accusano, si scrivono, si rincorrono per non perdersi. Perché le sorelle sono quelle che ti aiutano a misurare la strada, a comunicare con il resto del mondo in momenti di apparente o reale difficoltà, sono un complice o un ostacolo da spianare per diventare quello che sei, sono quel folletto che ti riprende quando sei smarrito, quel demone che implacabile ti spinge a fare i conti con te stesso e la vita.
Lidia Ravera disegna con linguaggio fresco, ironico e fortemente critico, come si addice alla sua penna, quel legame naturale eppure misterioso che unisce due esseri umani dalla nascita, collocandolo nella confusione esistenziale e sentimentale di un mondo sempre più segnato dalla mancanza di rapporti reali, e spingendoci inevitabilmente a indagare il nostro profondo e umano bisogno di “sorellanza”.

 

Il testo

Relazione importante e complicata, d’amore spietato e di crudeli conflitti, il rapporto fra sorelle è presente da sempre nella letteratura, nella poesia, nel mito, offrendo un ampio campo di indagine sui rapporti fra le donne di tutte le età. Nel caso di ”Sorelle” di  Lidia Ravera, volume pubblicato nei primi anni 90, ci siamo imbattute in un racconto, quello di “Sorelline”, ( ora ripubblicato in forma autonoma da Bompiani con lo stesso titolo dello spettacolo ), vibrante scambio di lettere di due anime adolescenti, diverse quanto basta ad essere complementari, a non riuscire ad esistere l’una senza l’altra. Come due naufraghi che si attaccano agli scogli, le due ragazze trovano una salvezza e una possibilità di crescita nel riconoscere il loro legame di sangue e di appartenenza, nel farne sigillo, scudo, rocca inespugnabile, forza di sopravvivenza. Un epistolario di formazione che affonda la scrittura nei drammi e negli entusiasmi di un’età dominata da contraddizioni, dubbi, idee geniali, paura del futuro e grandi aspettative.

Attenta osservatrice degli animi femminili e di quelli in trasformazione, Lidia Ravera ci offre dei ritratti precisi, senza mai perdere di vista il contesto storico e sociale in cui si muovono e con uno sguardo fortemente rivolto alla contemporaneità.

Angelica e Carlotta, due sveglie adolescenti degli anni 90, sono l’emblema ironico e divertente di un concetto di famiglia in disfacimento e portano dentro il desiderio e il tentativo di fondarne uno nuovo, alternativo, edificato sull’onestà reciproca e la verità dei sentimenti. Sono spietate, esigenti e crudeli con i genitori – figurine in panne attanagliate dalle problematiche emotive ed esistenziali di una coppia borghese di buona cultura – e nel vuoto familiare reclamano la loro vitale necessità: essere vicine, sentirsi una cosa sola.

Rileggendo e elaborando il romanzo della Ravera, abbiamo sentito quanto mai attuale la riflessione sulla famiglia come status necessariamente in movimento e trasformazione, così come avvertiamo la forza che può avere nel mondo d’oggi la riflessione sulla “sorellanza”, privilegio intimo e pubblico insieme, rapporto sentimentale ed etico, che appartiene al mondo femminile ma non in modo esclusivo, fondante di relazioni virtuose e trasformazioni sociali.

Cerchiamo dunque, consapevoli della fortuna di poter dialogare con una scrittrice vivente a noi complice, di dar vita ad una drammaturgia che contenga un possibile sguardo sulla confusione e lo smarrimento che feriscono come una maledizione il mondo dei rapporti umani e che, nell’alternanza di toni leggeri e brillanti con altri più densi e sostenuti, restituisca il nostro personale bisogno – che crediamo condivisibile – di nuove profondità e vicinanze nelle relazioni fra le persone di ogni età, genere e appartenenza.

 

Modalità dell’allestimento

“La somma di due” è il primo spettacolo che ci unisce in scena in qualità di interpreti e anche come autrici del progetto e dell’adattamento drammaturgico. Portiamo con noi esperienze e percorsi diversi e la medesima apertura e curiosità, che in questo contesto pensiamo possano essere preziose per affrontare in maniera complementare le problematiche dell’elaborazione di un linguaggio e della sua traduzione scenica.  In questo primo lavoro comune abbiamo deciso di puntare a un allestimento semplice ed essenziale, con pochi elementi scenici, in funzione di un lavoro d’attore che crei lo spazio con la quasi esclusiva complicità della luce e dell’ambiente sonoro. Vorremmo evocare in modo leggero e non didascalico il clima pop e un po’ acido dell’ultimo decennio del secolo scorso, ripercorrere atmosfere che noi stesse abbiamo vissuto da adolescenti, non seguendo un principio di immedesimazione realistica, ma puntando alla creazione di un legame con un passato recente che tuttavia già appartiene alla storia. Immaginiamo Angelica e Carlotta come possibili eroine di un fumetto epico contemporaneo, in cui possano riconoscersi sia gli adulti che i ragazzi di oggi.

La distanza e la vicinanza dei corpi in scena disegneranno le linee dell’assenza e della presenza, composte di lettere che si susseguono una dopo l’altra, di voci monologanti che si cercano, si perdono, si ritrovano. Un canto a due voci, a volte sovrapposte e a volte indipendenti l’una dall’altra, un passo di danza a due, con le figure della solitudine e dell’alleanza.

Marina Massironi e Nicoletta Fabbri

 

 

Una produzione PICKFORD – NIDODIRAGNO/CMC

 

MARINA MASSIRONI – NICOLETTA FABBRI

in

LA SOMMA DI DUE

Tratto dal romanzo omonimo di Lidia Ravera, ed.Bompiani

Adattamento di Marina Massironi e Nicoletta Fabbri

Regia di Elisabetta Ratti

 

Scene Maria Spazzi
Costumi  Narguess Hatami
Assistente alla regia Chiara Senesi
Assistente scenografa Francesca Guarnone
Tecnico di scena Martina Ciavatta
Distribuzione NIDODIRAGNO/CMC
Foto Marina Alessi
Realizzazione grafica Roberto Ballestracci per Studio 15>19 (????)
Si ringraziano:  Teatro CorTe Coriano, Teatro Petrella Longiano , Spazio LabArca Milano

 

 

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